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Una storia di Natale. Dal repertorio del grande storyteller scozzese Duncan Williamson

10/12/2020

2 Comments

 
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Con il permesso di Linda Williamson, pubblico la traduzione italiana di questa preziosa storia di Natale, raccontata dal grande narratore scozzese Duncan Williamson (1928-2007). La sua opera continua ad essere trasmessa da Linda, nella sua pagina facebook potrete trovare tante bellissime storie.

L’Albero di Natale e il Pettirosso
Come fu che l’abete diventò sempreverde

​Era il tempo di Natale quando un piccolo pettirosso se ne andava saltellando nella foresta.
E alcuni bambini che giocavano fuori casa lo videro. Ora, i pettirossi sono molto socievoli, dovunque voi siate nella foresta, loro vi vengono incontro. E uno dei ragazzi, che era un po’ selvaggio e maligno, gridò: “C’è un pettirosso!” Prese una pietra, la lanciò, colpì il pettirosso e gli spezzò un’ala. L’uccello svolazzò via come poté tra l’erba. E i ragazzi se ne andarono senza preoccuparsi più del piccolo animale.
Così il pettirosso sbucò fuori dall’erba. Sapeva che non avrebbe potuto volare per molti mesi, perché la sua ala era spezzata. E poiché sopraggiungeva il tempo del freddo inverno, pensò: “Devo trovarmi un rifugio, un posto dove poter stare e riposare e trovare un pò di cibo, dove nessuno possa farmi del male”.
Il pettirosso viveva in una foresta dove c’erano molti, molti alberi di ogni tipo; frassini e salici, faggi e querce, abeti e insomma ogni sorta di alberi. Così il primo pensiero del pettirosso fu: “Andrò da uno di questi alberi a chiedere che mi diano un riparo. Non posso mica andare dagli uomini, loro tutt’al più potrebbero spezzarmi l’altra ala!”. E saltellò zoppicante attraverso la foresta, trascinandosi dietro la povera ala rotta.
Il primo albero che incontrò era un grande faggio:
“Per favore, Signor Faggio, per favore, aiutami”. E il faggio gli parlò: “Cosa vuoi uccellino?” E lui: “Dei ragazzacci mi hanno spezzato un’ala e ora ho bisogno di un riparo. Per favore, mi puoi aiutare? Potresti nascondermi tra i tuoi rami, almeno finché la mia ala non guarirà”.
“Gira alla larga – rispose il faggio – non ho tempo da perdere con i piccoli uccelli come te. Venite qui, beccate le mie bacche, mangiate i miei semi. Sta’ alla larga, ti dico, non ho tempo per voi piccoli uccelli!”.
Così il povero pettirosso continuò a zoppicare attraverso la foresta e per giunta incominciò a nevicare. Continuò ad andare avanti, trascinando la povera ala rotta, finché arrivò davanti ad una grande quercia. La quercia aveva così tanti rami che si intrecciavano e formavano pieghe e cavità, dove il pettirosso avrebbe facilmente trovato riparo.
“Per favore, Signora Quercia, mi potresti aiutare?”
“Che cos’è che vuoi?” chiese l’albero.
E il piccolo rispose: “Quei ragazzacci mi hanno spezzato l’ala e ho bisogno di un rifugio. Mi potresti ospitare in uno dei tuoi rami, almeno finché la mia ala sarà guarita?”
“Sta’ alla larga – disse la quercia – Non ho tempo per voi, piccole pesti. Prendete le mie ghiande e mangiate tutti i miei semi, sedete tra le mie foglie e fischiate tutto il santo giorno. Siete proprio una scocciatura. Sta’ alla larga, ti dico”.
Il povero piccolo pettirosso se ne andò saltellando e zoppicando come poté nella foresta coperta di neve, finché giunse davanti ad un larice: “Per favore, Signor Larice, aiutami, ti prego!”
“Cosa vuoi?” “Ho bisogno di un riparo per l’inverno” disse il pettirosso, e ripeté la sua storia: “Dei ragazzi mi hanno spezzato l’ala e non posso volare, mi puoi ospitare tra i tuoi rami per un po’ finchè la mia ala sarà guarita?”
“Sta’ alla larga! Non vi sopporto, voi piccoli uccelli. Vi accomodate tra le mie fronde e iniziate a cinguettare, poi prendete, fate cadere i miei aghi, saltellate tra i miei rami, disturbando le mie pigne e mangiando i miei semi. Sta’ alla larga, ti dico”.
Ed eccolo ancora, povero e stanco, il nostro pettirosso che se ne va per la foresta con la piccola ala rotta.
Zoppica e zoppica, arriva davanti ad un maestoso frassino: “Per favore, Signor Frassino, aiutami ti prego. Sono solo un povero pettirosso con un’ala rotta che chiede un rifugio per l’inverno”
“Sta’ alla larga – rispose il frassino – non ho tempo per voi, piccole creature cinguettanti. Vi conosco bene: mangiate i miei semi, sedete e cinguettate, cantate tutta l’estate, e quando l’inverno arriva non sapete fare nulla, se non andare a chiedere riparo a noi alberi. Sta’ alla larga da me!”.
Il povero piccolo pettirosso saltellò, zoppicò, trascinò ancora la sua ala, nella foresta, mentre cadeva fitta la neve. Nella sua mente aveva capito che nessun albero gli avrebbe mai dato riparo.
Alla fine arrivò davanti ad un altro albero, era un piccolo abete. E l’abete ha dei rami molto fitti, che tengono caldo così il pettirosso saltò sul piccolo albero e disse: “Per favore, piccolo Abete, mi vuoi aiutare?”
“Qual è il problema, uccellino?” chiese l’alberello.
E il pettirosso rispose: “Quei ragazzacci mi hanno tirato le pietre e ora ho un’ala spezzata. Ho chiesto a tutti gli alberi che sono nella foresta di darmi un riparo, ma nessuno ha voluto darmi alcun aiuto”.
“È vero quello che dici?” chiese l’abete. “Sì, è vero – rispose il pettirosso – mi hanno ordinato di stare alla larga”.
“Vieni, vieni qui – disse l’abete – questo non è il modo di trattare un piccolo uccello. Gli uccellini andrebbero trattati con maggiore rispetto. Ho molti rami dove potrai stare tranquillo e al caldo, e ci sono molti semi che non raggiungeranno il terreno e non potranno dar frutto.
Salta qui, dentro i miei rami, piccolo pettirosso, stringiti al mio cuore e troverai calore. Ti cullerò nel vento e ti canterò delle belle canzoni”.
L’abete abbassò uno dei suoi rami e il pettirosso vi saltò sopra, infilandosi subito al centro, nel cuore dell’albero, protetto dai fitti rami. Si stava bene, c’era un dolce tepore, e c’erano tanti semi tutto intorno che erano caduti dalla cima dell’albero.
Ma il pettirosso non sapeva che una fata dei boschi si era fermata a riposare sullo stesso albero e aveva sentito la conversazione tra il pettirosso e l’abete. Così la fata pensò: “Quei perfidi alberi”. Aveva sentito il pettirosso che raccontava la storia di come era stato cacciato via. “Quegli alberi si meritano una bella lezione. Ma non tu, mio piccolo albero”.
Così la fata vola verso il cuore della foresta ed incontra il Vento del Nord. Era uno dei suoi migliori amici, come lo erano anche il Vento dell’Est e il Vento dell’Ovest e il Vento del Sud. La fata racconta al Vento del Nord la stessa storia che vi ho raccontato io. E il Vento del Nord scuote la testa, dicendo: “Terribile, terribile, terribile! Non si può credere che degli alberi abbiano fatto questo ad un piccolo pettirosso. Si meritano una bella lezione. D’ora in poi, d’inverno, quando il mio soffio arriva nella foresta, quegli alberi patiranno il freddo. Farò volare via ogni foglia e ogni fragile ramoscello la prossima volta che passerò nella foresta. E avranno tutti bisogno di un riparo. Ma lascerò intatto il giovane abete. I suoi rami saranno sempre verdi durante tutto l’anno, sarà maestoso e sarà l’orgoglio della foresta. Tutti quanti lo ammireranno”.

Così arrivò l’inverno e il Vento del Nord incominciò a soffiare tra gli alberi della foresta, e, come aveva detto, fece volare via ogni singola foglia dai rami del Frassino, della Quercia, del Faggio e ogni ago del Larice, lasciandoli completamente spogli. Ma il piccolo albero, l’Abete, non venne neanche sfiorato dal gelido soffio del Vento del Nord, che vi passò accanto dolcemente, trattenendo il respiro. E per tutto l’anno l’abete conservò il suo bel verde. Il pettirosso vi dimorò per tutto l’inverno. La sua ala guarì. Viveva grazie ai semi che cadevano dall’albero. Poi in primavera volò via per cercare una compagna, fare un nido e avere dei piccoli. Ma sempre, durante l’inverno, ritornava al suo piccolo albero e si appollaiava su in cima. Prima di entrare tra i suoi rami per ripararsi durante l’inverno, stava lì, in cima all’albero, a cantare e cinguettare finché ne aveva voglia. Perché il piccolo abete amava ascoltare il pettirosso che cantava le sue belle canzoni. Ecco perché anche nei nostri giorni, quando le persone festeggiano il Natale nelle loro case, amano sempre avere un piccolo pettirosso sul loro albero.
E questa era la storia dell’Albero di Natale e del Pettirosso.

Possa tu sempre conservare un cuore sempreverde!
May you always keep an evergreen heart!’
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copertina del libriccino bilingue pubblicato da Archivi del Sud Edizioni (2016, grafica Marica Busia)
2 Comments
Teresa Anna Rita De Salvatore
26/12/2020 02:43:31 pm

Bella. Grazie. La condivido.

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enedina sanna link
27/12/2020 05:19:11 pm

Grazie! da condividere e raccontare, citando sempre il grande Duncan Williamson

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    Coltivo l'arte della narrazione orale o 'storytelling' come disciplina artistica e mezzo per comunicare con mondi diversi.
    Il blog nasce dal desiderio di trasmettere ciò che ho imparato (e che continuo ad imparare ogni giorno) su quest'arte.

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